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Mi hanno rinnovato. A me ancora no.

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In questo periodo dell’anno, alle cene con gli amici si assiste sempre più spesso a conversazioni del tipo: “Mi hanno rinnovato per tutto il 2010”. “A me ancora no, ma scado a fine anno, c’è tempo”. “Io sono fortunato se me lo dicono un giorno prima della scadenza”. E sempre più spesso non si tratta di giovani appena entrati nel mondo del lavoro, ma piuttosto di professionisti della comunicazione, dell’informatica o della consulenza. E le famiglie vivono come se nulla fosse, come se quella spada di Damocle in realtà non esistesse, perché in qualche modo alla fine si fa.

E ora si riapre il dibattito sul posto fisso, un dibattito così lontano dall’esperienza delle nuove generazioni. Con la crisi, poi, "il posto per la vita" è diventato un vero miraggio. Eppure di oggi la notizia che entro la fine del 2009 tra le nuove assunzioni previste dalle imprese italiane, il 32,2% riguarderá contratti a tempo indeterminato. Alcune regioni vedranno addiritttura percentuali sopra la media italiana, come nel caso della Basilicata (50,4%), Sicilia (43,3%), Lombardia (41,3%) e Molise (37,8%). È quanto emerge da un'elaborazione dell'Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Excelsior, Istat, Registro Imprese. Ma siamo proprio sicuri che non ci sia il trucco?

  • laprincipessaraffreddata |

    Per quanto mi riguarda, ho rinunciato al posto fisso da un po’ di anni… Libera professionista, si, libera professionista fantoccio in uno studio d’ingenieria. Tutti i contro del dipendente e tutti i contro della libera professione, tanto che quando la crisi ha portato al dimezzamento delle ore di lavoro, io ne sono stata felice e paradossalmente ci sto guadagnando!
    Ma si, le donne sanno rinnovarsi e ogni momento è buono per rivoluzionare la propria vita, reinventarla e renderla migliore… non servono a questo i periodi di crisi :)?

  • Monica |

    Innanzitutto mi scuso per la latitanza. Il 28 ottobre scorso è uscito il mio libro Donne sull’orlo della crisi economica e sono stata travolta dal vortice della “promozione”, a quanto pare ben più faticosa della stesura del libro stesso!
    Mi fa piacere che il post lasciato a sedimentare abbia dato questi frutti e spunti di riflessione:
    ringrazio Ok per la segnalazione, il post che ci ha suggerito è davvero interessante e ci dice qualcosa di più sulle motivazioni dei cervelli in fuga.
    Per Francesco, secondo me bisogna imparare (e quando dico questo mi guardo allo specchio) ad andare aldilà delle statistiche, dei numeri, delle notizie e tornare a sporcarsi con la realtà che esiste, ne sono certa. Complimenti per le foto del tuo sito.
    Per Dario, che dire…io credo poco a quel 32%, ma che ci possiamo raccontare con questa fine dell’anno che incombe e i contratti in scadenza…si salvi chi può? Che tristezza!
    Non lasciatemi sola con questi pensieri, tornate a trovarmi.
    Monica

  • OK |

    Sul posto fisso (in Italia e all’estero), vi segnalo il post di una ricercatrice italiana che lavora a Londra
    http://blog.leiweb.it/salute/2009/11/12/il-posto-fisso-e-un-miraggio-anche-allestero/

  • dario |

    Il 32%? Anche se fosse vero è questione di vedere il bicchiere mezzo pieno, anzi, un terzo pieno o due terzi vuoto. Ci accontentiamo?
    Personalmente ritengo fallimentare l’esperienza della precarietà, ops flessibilità, in Italia. Ed è inevitabile fallire miseramente quando si esporta in toto un modello anglossassone senza tener conto che da noi le condizioni ambientali sono ben diverse. La flessibilità funziona lì, in quei Paesi dove c’è assistenza sociale a far da cuscinetto fra un lavoro e l’altro, dove è diversa la cultura aziendale, non funzionerà mai in un Paese di “furbi” in cui si rinnovano all’infinito contratti a progetto in cui il progetto non c’è.
    Fa piacere che il Presidente del Consiglio si sia detto d’accordo con il Ministro dell’Economia sul valore del posto fisso e siamo impazienti di vedere se alle parole seguiranno i fatti. Se il sistema economico non funziona per le famiglie, non funziona. Cambiamolo. Leggendo l’inizio del tuo post non si sa se ridere o piangere, ormai vivere sospesi su un filo è un’abitudine.

  • francesco |

    e insomma si tratta di mettersi d’accordo su quale sia la realtà. Quella narrata e sintetizzata dalle statistiche ufficiali, che poi riflettono il modo in cui le stesse sono fatte? Quella narrata dai media, che poi riflettono la selezione delle informazioni che necessariamente bisogna fare? Oppure quella che sfugge a media statistiche etc? Non ho risposte, sospetto che la realtà (al di fuori di tre o quattro elementi oggettivi tipo il quadrato ha quattro lati)ormai non esista più e che la sua stessa nozione sia divenuta un concetto individuale, che riguarda ciascuno. Bene quindi le statistiche, bene le informazioni dei media, bene il tuo blog e così via.

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