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Abruzzo: la casa dove è nato mio padre non c’è più

Casa

   

La notte scorsa la conta dei parenti e degli amici è stata la prima cosa. Poi si è rimasti incollati alla tv increduli. L’alba ha portato la luce e anche la proporzione del disastro.

Quando la tua terra è così dilaniata, cosa puoi dire? Gli abruzzesi poi sono capetoste, fieri e di poche parole. E così anche fare il giornalista in questi momenti ti sembra una mancanza di pudore.

Mio padre stamattina camminava curvo, come piegato da un macigno cadutogli d’improvviso sulle spalle. Fumava una sigaretta dopo l’altra davanti alle immagini di macerie. Lo sguardo vuoto, altrove.

La casa dove è nato (quella nella foto di quest’estate) si è spaccata come una mela dopo un colpo ben assestato. L’hanno già dichiarata inagibile. I muri non stanno più insieme, gli ha raccontato un cugino che non ha voluto infierire oltre.

E’ solo una di una manciata di case buttate su un fianco di una montagna ai bordi dell’altopiano delle Rocche. Cinquanta famiglie d’estate, venti persone d’inverno a Fontavignone. E ieri notte dopo la prima scossa si sono radunate dietro la chiesa, si sono fatte un caffè con i mezzi di fortuna e hanno aspettato che arrivasse la luce. La mattina ha portato poca consolazione.

Dopo decenni di anonimato a Fontavignone stava arrivando il momento della riscossa: un ostello della gioventù da inaugurare quest’estate e qualche villetta per villeggianti. Ora non si ha più voglia di pensare alla prossima sagra di paese o ai carri per la festa dei Narcisi.

 

 

  • Valerio |

    è un grande dispiacere anche per me, ho passato a Fontavignone diversi anni della mia infazia nella casa estiva di mia zia…quanti ricordi

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