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Bloomberg: quando a licenziare è chi dice “io non licenzio”

Bloomberg
 

“La scorsa settimana Bloomberg ha rotto il patto con i propri dipendenti. Il patto di fedeltà, che si stipula implicitamente quando si sigla il contratto con il gruppo fondato dall’attuale sindaco di New York, Michael (Mike per gli amici) Bloomberg. A spiegare la filosofia aziendale era stato lo stesso fondatore in un libro dal titolo esplicito “Bloomberg by Bloomberg”:

“Noi dipendiamo l’uno dall’altro e quando qualcuno se ne va quelli che restano si sentono feriti. Avevamo bisogno del contributo di quella persona, altrimenti non avrebbe mai lavorato per noi, tanto per cominciare…

… Noi cerchiamo di mantenere le nostre famiglie e quelli che se ne vanno rendono questo compito più arduo. Loro o i miei figli? La scelta è facile! E Dio non voglia che qualcuno passi a un nostro concorrente, perché in tal caso tutti noi gli augureremmo cordialmente l’insuccesso. Nel nuovo lavoro essi hanno lo scopo dichiarato di fare del male ai loro ex colleghi. Sono diventate cattive persone. Punto. Tra noi vige la fedeltà. Se vai via diventi uno di loro”.

Mercoledì 4 febbraio, però, l’azienda che si vantava di non aver mai licenziato, nemmeno ai tempi della bolla internet del 2000, ha deciso di chiudere i canali tv e radio europei e latinoamericani, lasciando a casa circa 100 persone dagli Stati Uniti al Giappone. E se in Italia hanno avuto qualche giorno per elaborare l’accaduto, a New York i giornalisti sono stati chiamati 10 minuti prima della diretta per essere licenziati seduta stante. Contestualmente, però, sono state annunciate un migliaio di assunzioni anche per l’informazione scritta. Una domanda sorge spontanea: perché non ricollocare i giornalisti tv nel settore agenzia stampa? Non sarebbe stato più in linea con la cultura aziendale di fedeltà reciproca?

Intanto il miliardario Michael Bloomberg si è assicurato la possibilità di correre per un terzo mandato da sindaco di New York a novembre del 2009, grazie al voto favorevole del Consiglio Comunale della Grande Mela all’abolizione del limite dei due mandati. A lui un’altra possibilità è stata data.

  • Monica |

    Non so come funzioni all’estero, ma nelle case editrici italiane quando si chiude una testata solitamente i giornalisti vengono ricollocati all’interno del gruppo (a meno che non ci sia la dichiarazione di uno stato di crisi che prevede tagli al personale).
    Al Sole 24 ore i 24 giornalisti di 24OreTv sono stati ricollocati tra l’agenzia stampa Radiocor, Radio24, il quotidiano e altre pubblicazioni. Quest’anno è stata chiusa la testata di 24Minuti e i 9 giornalisti saranno ricollocati all’interno del gruppo.
    A New York, per quanto ne so io, è stato chiesto solo a un giornalista tedesco di tentare di fare ilt est per passare alle news (agenzia stampa). Test non passato nonostante il giornalista in questione avesse passato ben più importanti esami da analista finanziario in America. Agli altri solo un paio di settimane per decidere di firmare la buonauscita. E sì, perchè se non avessero firmato avrebbero potuto far causa visto che il gruppo assumeva nello stesso ambito.
    per inciso, inoltre, i giornalisti della tv di Bloomberg scrivevano abitualmente per le news quando avevano scoop, interviste in esclusiva etc. Allora se erano giornalisti all’altezza di scrivere per l’agenzia stampa di Bloomberg prima, non si capisce come mai non lo siano più stati dopo.
    Le assicuro che non si tratta di far polemica, si tratta di colleghi bravi, preparati, che hanno dedicato anche 20 anni a migliorare la qualità del servizio di Bloomberg, che si sono visti dare il ben servito da un giorno all’altro. La recessione? Certo, ma almeno che il signor Bloomberg non voglia fare il “buono” della situazione!

  • Curzio Foghini |

    Ebbene, licenziati 100 dipendenti un po’ dappertutto. Assunti circa un migliaio per l’informazione scritta, presumibilmente negli Stati Uniti. Per quanti sarebbe stato possibile il passaggio dalla Tv alla stampa? Le cifre in ballo danno la risposta. Se poi si vuol fare polemica per forza ognuno è libero di farla. Ma mi sembra che si voglia solo dire comunque qualche cosa.

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