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Boldrini e le altre: perché viene usato il “sesso” per delegittimare le donne?

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La vicenda Grillo-Boldrini ha tenuto banco tutta la settimana. In Italia, però, quando si affrontano certe questioni è difficile arrivare al nocciolo senza perdersi in viroli di polemiche. Mi ha fatto piacere leggere ieri su Repubblica il commento di Massimo Recalcati, che è riuscito a sottolineare un paio di punti importanti. Che l'insulto sia la fine di ogni dialogo, perché la condizione necessaria del dialogo è il riconoscimento di eguale dignità dell'interlocutore, dovrebbe essere uno dei concetti base della nostra democrazia. Certo gli insulti in politica non mancano, ma nel caso specifico l'insulto ha assunto una connotazione sessuale. E guarda caso l'obiettivo dell'insulto è una donna. si delegittima l'interlocutore, quindi, attaccando la sua sfera intima, non le sue idee.

 

Non che in questo siamo molto originali. In questi giorni si è voluto sottolineare come in Italia l'insulto sessuale alle donne sia frutto di una cultura diffusa che porta all'ondata di violenze contro le donne. Sono d'accordo con Concita De Gregorio su questo, ma purtroppo non è una nostra peculiarità. E per esemplificare le osservazioni di Recalcati vorrei usare un esempio d'Oltreoceano, in modo da non cadere nelle polemiche nostrane.

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Verso metà gennaio mi era capitato di leggere un articolo sul New York Times a firma di Amy Wallace: "Life as a female journalist:hot or not". Nel pezzo Wallace ricorda un episodio del 2009 che l'ha vista protagonista. Aveva scritto un articolo di copertina per Wired sull'uso dei vaccini per i bambini. I movimenti "anti-vaccino" arrivarono a insultarla apertamente sul web definendola prostituta e  con il termineC-word (ho scoperto che C-word è il modo gentile di riportare la parola cunt, il peggior insulto per una donna in inglese). In quell'occasione girò online anche un fotomontaggio che la ritraeva ad un banchetto di Thanksgiving con il pediatra intervistato e come pietanza un bambino.

Amy Harmon
Wallace riparte da lì per parlare di un episodio più recente che ha coinvolto una sua collega, Amy Harmon. Stavolta l'articolo era sugli Ogm. Naturalmente non sono mancati quanti erano in disaccordo con la giornalista. E ci sta. Non sono invece comprensibili attacchi che nulla hanno a che vedere con il merito della questione come "Evil Bitchweed" o "C U Next Tuesday" (altro riferimento a C-word). Anche in questo caso i detrattori si sono sbizzarriti in un fotomontaggio che ritrae la giornalista in costume leopardato su una spiaggia mano nella mano con l'amministratore delegato della Monsanto (società biotech).

"Quindi alcuni giornalisti vengono attaccati, si potrebbe pensare. Perché dovremmo curarcene? Ecco perché: questi attacchi al vetriolo non hanno l'obiettivo di minare la credibilità dei giornalisti per l'accuratezza e la precisione del loro lavoro. Piuttosto, cercano di intimidire e, in ultima analisi, di ridurre al silenzio giornaliste donne che scrivono di temi controversi. Così spesso le donne si trovano con il loro corpo, e non il loro intelletto, sotto attacco, anche se come nel caso di Amy Harmon, hanno vinto due premi Pulitzer" commenta Wallance, che sottolinea anche come nei due casi citati non si tratti affatto di attacchi anonimi, ma condotti da individui e organizzazioni ben note. Questo, a suo avviso, significa che tali attacchi sono socialmente considerati "accettabili, o addirittura divertenti". La giornalista americana, poi, confronta i fotomontaggi dedicati alle giornaliste con quelli sui colleghi uomini. In questo secondo caso non ci sono riferimenti sessuali. Si può allora davvero parlare di satira o si tratta di sessismo?

Ho riportato il caso americano per non entrare nel merito di quello italiano. Ma voglio banalizzare ancora di più la cosa. Quando sentite parlare male di qualcuno all'interno di un gruppo di colleghi o di amici, avete mai fatto caso che se l'oggetto degli attacchi è donna viene definito come una p…. o tr…, mentre un uomo al limite è str… D'altra parte è più facile delegittimare una persona con attacchi personali ed intimi, che non discutendo delle idee e delle scelte.

Grillo, quindi, non ha inventato nulla di nuovo. Ha solo rispolverato su internet uno degli sport (da bar) più vecchi del mondo. E questo, prima di essere una delegittimazione del dibattito politico italiano, è la legittimazione di un certo comportamento sessista e aggressivo verso le donne.