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Il calcio non è più una questione per soli uomini. Parola di Uefa!

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Lo stereotipo del calcio per soli uomini resta nell'immaginario collettivo ma si sta via via sgretolando nei fatti. I numeri, infatti, raccontano una realtà ben diversa da quella che si respira nei bar o davanti alla macchinetta del caffè il lunedì mattina. Le donne rappresentano il 38% del totale degli appassionati di calcio, ben 300 milioni su 800. Per alcune grandi squadre, come Galatasaray, Milan e Chelsea, la rappresentanza femminile nelle tifoserie raggiunge quasi il 50%. La presenza femminile, poi, sta crescendo anche nella pratica sportiva: nel solo calcio si contano 26 milioni di atlete su un totale mondiale di 265 milioni di giocatori. I dati sono quelli della ricerca "Women's World of Football" condotta dalla società tedesca di consulenza Sport + Markt e delle più recenti rilevazioni della Fifa.

 


L'identikit della tifosa non è un dettaglio da poco per le società di calcio:  ha un'età media di circa 40 anni, un buon livello di istruzione ed è portata (neanche a dirlo!) a spendere più dei maschi per l'acquisto di gadget e articoli di abbigliamento legati alla squadra preferita. Un potenziale ancora non colto pienamente dalle società di calcio, che però da diversi anni, specialmente in Inghilterra, si stanno attrezzando per rispondere a questa domanda di mercato introducendo prodotti di "taglio femminile". Proprio per questo non sorprenderebbe che siano siglati nel prossimo futuro accordi con brand della moda e del lusso per prodotti studiati ad hoc.

I numeri non sono sfuggiti alle società, si diceva, e questo ha portato a una maggiore partecipazione delle donne anche nei processi decisionali dell'industria del calcio europeo. Proprio per questo la Uefa e 54 federazioni nazionali hanno preso atto del fenomeno e hanno lanciato il "Women in Football Leadership Programme" (Wflp). Il programma  si rivolge alle donne che lavorano nel calcio (non necessariamente nel settore del calcio femminile) e si propone un doppio obiettivo: individuare soggetti con il miglior potenziale per diventare leader in modo da supportarle nella loro carriera e offrire sostegno alle donne che già occupano posizioni di rilievo.

Espelund
Il numero delle donne che occupano posizioni di leadership in questo sport è in continua crescita. A livello europeo il ruolo più importante è quello ricoperto da Karen Espelund che, già amministratrice di calcio molto rispettata in Norvegia, è membro del Comitato Esecutivo UEFA e presidente della Commissione Calcio Femminile UEFA. Tuttavia i numeri dicono che, seppur in crescita, sono ancora poche le donne che occupano posizioni di leadership nelle varie federazioni. «Eguaglianza e integrazione – ha osservato Espelund – sono entrambe essenziali per lo sviluppo del lavoro nel calcio. Il calcio è cresciuto molto negli ultimi anni, ma c’è ancora un’evidente carenza di donne nelle posizioni di alto livello. Deve essere fatto ancora molto per cambiare la prospettiva e aumentare le possibilità». Ed è proprio in questa prospettiva che opererà il WLFP: «Il programma per la leadership femminile UEFA, che partirà quest’anno, ha adottato un approccio innovativo nell’individuare e nello sviluppare potenziali leader donne nelle 54 federazioni affiliate per aiutarle a scalare le posizioni».

La UEFA terrà un seminario inaugurale di una settimana, che punterà a sviluppare doti di leadership nelle partecipanti attraverso letture, esercizi pratici, giochi di ruolo e presentazioni di donne leader che possano essere da esempio. Ad alcuni ospiti, poi, verrà chiesto di partecipare come mentori, per dare consigli costanti e scambiare esperienze nel percorso di sviluppo. Per Theodore Theodoridis, direttore delle federazioni nazionali UEFA, il WLFP è dunque «un importante programma di sviluppo a lungo termine, attingerà dall’expertise femminile delle 54 federazioni affiliate alla UEFA per assicurarsi che vengano riconosciute le doti di leadership, che vengano nutrite ed implementate nella famiglia del calcio europeo».

Dopo aver debuttato come giocatrici, arbitri (Amy Fearn è stata la prima ad arbitrare una partita di Championship), guardalinee (Cristina Cini e Romina Santuari nella serie A maschile), presidenti (in Italia i passati esempi di Roma e Bologna) ora le donne stanno scalando anche le posizioni di management. E che la Uefa punti sulla diversity la dice lunga sulle potenzialità del loro contributo.

  • Monica |

    Cara Emanuela, io proverei a chiedere qui informazioni.
    http://it.uefa.com/women/news/newsid=2051641.html
    Ci faccia sapere, poi, se partecipa al corso. Una insider può raccontarci meglio questo mondo.

  • EMANUELA |

    il seminario del programma WFLP in ke data si fara? come partecipare? grazie

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