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Mamme contro la maternità

gravidanza-donna“Le dimissioni in bianco sono uno scandalo”. “Al colloquio mi hanno chiesto se avevo intenzione di sposarmi e far figli”. “Non ho avuto la promozione perché avrei potuto avere un figlio”. “Non ho guadagnato il bonus perché sono andata in maternità un mese su dodici”. In questi anni ho raccolto lamentele di ogni tipo sulla discriminazione che le donne in età da figli subiscono quotidianamente sul posto di lavoro. E la richiesta è di maggior tutte le da parte della legge, maggiori iniziative a supporto della maternità da parte delle istituzioni e maggiore flessibilità da parte delle aziende. Poi domenica scorsa mi sono trovata al parchetto ad ascoltare mamma inorridite al pensiero che la maestra del nido 35enne stesse pensando di fare un figlio.

Dobbiamo assolutamente dirle di aspettare fine anno”. “Non può lasciare i bambini a metà anno e chissà chi la sostituirà”. “I bambini hanno bisogno di continuità, la conoscono dallo scorso anno”. “Assolutamente non se ne parla, domani mattina vado e le dico io che non è proprio il caso”. Esclamavano le mamme, mentre soffiavano il naso ai loro pargoli, li spingevano sulle altalene o li seguivano in triciclo. E a me è sembrato tutto davvero assurdo. Come può una mamma non capire la scelta della maternità da parte di un’altra donna? Ma soprattutto, se non possiamo capirlo noi, perché poi ci lamentiamo che non lo capiscano loro, gli uomini? Che differenza c’è fra una mamma che chiede alla maestra di aspettare la fine dell’anno e un manager che chiede alla dipendente di aspettare la chiusura di un deal o il lancio di un prodotto sul mercato o la quotazione in Borsa della società?

Il lunedì ho portato mia figlia a scuola e guardando negli occhi la maestra le ho detto che qualunque cosa decida di fare sono pienamente dalla sua parte. I nostri figli sopravviveranno. Perché questa è la sua vita e non c’è lavoro che meriti di essere messo prima.  

  • claudio |

    Il problema e’ che entrambe le parti fanno le furbi ed in particolar modo le mamme.
    Cosi’ quando le mamme sono dall’altra parte della barricata sapendo bene COSA MEDIAMENTE fanno diventano brutali come ho piu’ volte visto…
    http://allarovescia.blogspot.it/2014/06/donne-in-carriera.html

  • rosa amorevole |

    Il post mette il dito sulla piaga. Vorrei affrontare due ordini di problemi.
    Il primo, il tema delle discriminazioni. Alcuni comportamenti, come tutti quelli citati, sono reali discriminazioni contro le quali nella normativa italiana – almeno per quanto riguarda il lavoro dipendente che è ancora la maggioranza – potremmo trovare risposta. Il tema è: far funzionare le Consigliere di Parità che, sulla carta, rappresentano l’unico organismo di parità monocratico in grado di farlo. Pubblici ufficiali, con potere di intervento per delega (nei casi singoli) od anche in automatico nei casi collettivi. L’apparato normativo c’è, ma i fondi per poter agire sono stati tagliati. Non parlo del compenso che non esiste, parlo della possibilità di poter agire ad adiuvandum o direttamente in giudizio, attività per le quali è indispensabile avere un fondo che garantisca l’ausilio di un legale e il pagamento dei bolli. Sono figure distribuite a livello territoriale (nazionale, regionale e provinciale), sono in diretto raccordo con gli Ispettorati del lavoro ai quali possono chiedere di intervenire qualora l’azienda, pubblica o privata, invitata a motivare l’operato di fronte ad una denuncia di presunta discriminazione, diserti la chiamata.
    Non vanno bene quelle che sono state nominate? Riteniamo che il sistema debba essere meglio articolato, per carità sono disponibile a discuterne. Ma sostenere che “tutti gli organismi di parità” sono inutili enti che costano (e sul “tutti” ci sarebbe da aprire una parentesi di approfondimento, chi lo dice non sa che non tutto ciò che finisce con “di parità” o “di pari opportunità” è di fatto un organismo di parità definito da legge nazionale ed ha i poteri di intervento) mi pare la classica frase di chi non conosce leggi, regole e prassi in corso.
    La Consigliera di Parità ha come compito PRIMARIO quello del contrasto (direi attivo) della discriminazione di genere in ambito lavorativo, ed è diventata – con il recepimento della direttiva UE 54/2006 – l’unico soggetto terzo presente sul territorio italiano in grado di rispettare ciò che l’Europa chiede in materia di parità e pari opportunità nel lavoro. Ed a quella Consigliera che operasse solo sul versante della promozione delle pari opportunità, in tutta sincerità mi sento di dire che – pur essendo prevista un’azione promozionale nell’ambito delle nostre competenze – soprattutto in questa fase è indispensabile sviluppare il ruolo antidiscriminatorio perché è l’unico che veramente ci contraddistingue. Tanti sono i soggetti che possono promuovere, personalmente preferisco distinguermi in ambiti dove in pochi possono muoversi.
    Potremmo anche dire che l’intervento è più naturale con il lavoro dipendente? Bene, allora si tratta di elaborare la modalità per estendere – magari utilizzando quella competenza di promozione individuata dalla legge – il più possibile l’intervento su tutte le tipologie contrattuali. Molto spesso l’intervento sulle politiche del lavoro, che soprattutto le Consigliere regionali di Parità fanno, sono leve per scardinare dei blocchi che toccano chi dipendente non è.
    Il secondo, lo stereotipo che la maternità sia un danno quando in maternità ci va chi ci presta un servizio. Delle frasi riportate dall’articolo di Monica D’Ascenzo, quello che mi ha colpita e che le mamme non hanno affrontato il tema riportandolo nei binari dell’organizzazione del lavoro (mi sarei aspettata che individuassero la necessità di parlare con il/la dirigente scolastico/a affinchè il cambio di insegnante potesse essere ben armonizzato/supportato), ma hanno fatto loro l’idea comune che una donna incinta che rimane a casa diventa un problema per chi da quella donna riceveva una prestazione.
    Dobbiamo ripartire da noi, dal non lamentarci per le maternità altrui, per poter meglio combattere chi vedrà la nostra maternità come un danno per l’azienda. Vorrei concludere dicendo che, il danno c’è se chi deve organizzare il lavoro non è in grado di farlo.

  • Maria Monili |

    Davvero belli gli articoli proposti dal sito.Da mettere nei preferiti

  • simone |

    Ho trovato questo articolo che sembra molto utile a tutti i neo genitori http://www.nostrofiglio.it/neonato/0-3-mesi/amore-paterno-10-consigli-pratici-per-creare-un-legame-forte-con-il-neonato anche il sito mi sembra interessante

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