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Caro Renzi, che fine hanno fatto i fondi per la violenza contro le donne?

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La violenza contro le donne è un tema così ampio, delicato e complesso, che lo maneggio sempre con molta cura e cerco di non dire banalità non essendo un esperta. In questo caso, però, mi sento di chiedere conto dei finanziamenti stanziati per la lotta alla violenza sulle donne. Perché credo che questo sia il modo in cui posso contribuire ad affrontare un problema che sta avendo un periodo di recrudescenza proprio in questo inizio d’estate. E la domanda va posta al premier Matteo Renzi, perché un ministro delle Pari Opportunità non c’è, e al sottosegretario al ministero del Lavoro Teresa Bellanova, cui è stata conferita la delega per le Pari Opportunità. Ma dove eravamo rimasti?

Il 30 aprile l’ex viceministro con delega alle Pari opportunità, Maria Cecilia Guerra aveva osservato: “Mi permetto di dubitare non certo delle buone intenzioni di Renzi nei confronti di questo problema, ma semplicemente del fatto che i compiti del suo ufficio gli lascino lo spazio per occuparsene. Per ora è tutto fermo”.  Un mese dopo, il 30 maggio, è arrivata l’interpellanza parlamentare di Roberta Agostini, coordinatrice nazionale delle donne del Pd:

Premesso che: “Non era scontato che uno dei primi atti, tra l’altro votato all’unanimità dal Parlamento, fosse la ratifica della Convenzione di Istanbul, che peraltro entrerà in vigore dal 1° agosto perché è stata sottoscritta da dieci Paesi e non era neppure scontato che una delle prime leggi votate anche con una grande discussione fosse proprio quella voluta dal Governo, la conversione in legge del cosiddetto decreto sul femminicidio, la legge n. 119 del 2013. È il segno di un’iniziativa forte che questo Parlamento ha voluto assumere su di sé per il contrasto al fenomeno della violenza. In particolare, quest’ultima legge che citavo prevedeva all’articolo 5 la predisposizione di un Piano nazionale antiviolenza, finanziato per il 2013 con 10 milioni di euro e lo stanziamento di risorse per i centri anti-violenza e le case rifugio di 17 milioni per il biennio 2013- 2014 e di ulteriori dieci milioni per il 2015”, Agostini conclude: “Quindi, io chiedo che cosa si intenda fare per utilizzare le risorse che erano state stanziate, quali sono i tempi e quali sono i criteri per distribuire e per utilizzare quelle risorse e quali sono i tempi per arrivare finalmente, per varare finalmente il nuovo piano antiviolenza e per rafforzare la rete e le politiche che questo Parlamento rivolgendosi al Governo, sia con una mozione parlamentare ma poi anche nella discussione sull’ultima legge contro il femminicidio, aveva chiesto che venissero attuate”.

In quell’occasione aveva risposto il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Ivan Scalfarotto e illustrando l’iter dei finanziamenti ha specificato: “In ordine alle risorse finanziarie stanziate per l’attuazione del Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, è stato incrementato per l’anno 2013 il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità di 10 milioni di euro (articolo 5, comma 4, del decreto-legge n. 93 del 2013), stanziando, successivamente, con l’articolo 1, comma 217, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di stabilità 2014) risorse finanziarie aggiuntive pari a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016. Tali risorse saranno allocate sulle diverse aree d’intervento una volta completato il Piano in questione. Per quanto riguarda, invece, il potenziamento delle forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso modalità omogenee di rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza, (secondo quanto previsto dal sopra richiamato articolo 5, comma 2, lettera d), del decreto-legge n. 93 del 2013, sono stati, inoltre, stanziati ed assegnati, dall’articolo 5-bis , comma 1, dello stesso decreto-legge n. 93 del 2013, 10 milioni di euro per l’anno 2013 e 7 milioni di euro per l’anno 2014, nonché 10 milioni di euro a decorrere dall’anno 2015”.

A conclusione Scalfarotto ha dichiarato: “Al fine di accelerare i tempi del riparto delle risorse da trasferire alle regioni per il finanziamento dei centri antiviolenza, il Governo ha predisposto la bozza di decreto, accorpando le risorse riferite agli esercizi finanziari 2013 e 2014, per un complessivo importo pari ad euro 17 milioni, che verrà trasmessa, nei prossimi giorni, alla Conferenza Stato-regioni per la prevista intesa. È intenzione del Governo, infatti, erogare le suddette risorse entro il mese di luglio”.

Si tratta, quindi, di poco più di un mese per erogare le risorse. Caro Presidente Renzi, riusciamo a stare nei tempi in modo da avere progetti operativi entro fine anno?

  • Monica D'Ascenzo |

    Gentile Giuseppe,
    lei si riferisce ai dati http://fra.europa.eu/en/event/2014/fra-present-findings-its-eu-wide-survey-violence-against-women
    Sa qual è la differenza tra i paesi del Nord Europa e i nostri? LA differente cultura. Lì le donne sanno che una spinta o una sberla è violenza. Qui ancora pensano che in un rapporto “ci stia”. E non denunciano. Questa è la differenza e per questo è necessario investire in cultura della non violenza. Ma mi fa piacere che così tanti uomini abbiano l’impressione che non serva. Forse allora quelli che fanno violenza sulle donne sono pochi e isolabili, anche grazie al vostro aiuto.

  • Giuseppe Scalas |

    Cara D’Ascenzo
    I fondi contro la violenza dovrebbero essere impiegati a contrastare l’ideologia gender. Infatti nei Paesi “gender” (Nord Europa, con l’esclusione dei Paesi cattolici Irlanda e Polonia) il tasso di violenza nei confronti delle donne è il doppio rispetto ai Paesi non-“gender” (essenzialmente mediterranei e cattolici).
    Un caro saluto.

  • Monica D'Ascenzo |

    Gentile signor Oshiri,
    sono d’accordo con lei sul fatto che non ci sia differenza di genere di fronte a un omicidio e non ci deve essere differenza di pena. Il termine femminicidio viene usato come semplificazione nell’informazione per definire l’omicidio di donne da parte degli uomini. Questo fenomeno è un dato di fatto non un’invenzione mediatica: il 30% delle vittime nel 2012 (159) sono state donne. Tra il 2000 ed il 2012 si contano complessivamente 2.200 donne vittime di omicidio, pari ad una media di 171 all’anno, una ogni due giorni. Lei dirà: il 70% però sono uomini. Certo, ma nella stragrande maggioranza dei casi gli assassini sono uomini (come dimostrano anche i dati dei detenuti in Italia: oltre il 95% sono uomini. dati a maggio 2014 http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.wp;jsessionid=9C6C7B28682E9F0DBE7FC95CF91A4584.ajpAL01?previsiousPage=mg_1_14&contentId=SST1015951 ). Inoltre il tasso di omicidi che avvengono in ambito familiare o sentimentale vede circa il 70% di questi omicidi sono compiuti da partner o parenti, dato che è del 15% nei casi in cui la vittima è un uomo. Insomma, facciamone una questione di numeri: più spesso sono le donne ad essere vittime, quindi finanziamenti per il sostegno contro questo fenomeno sono giustificati dalle statistiche. Ma capisco che da uomo un po’ questo discorso infastidisca.

  • Oshiri |

    Ma basta con quella porcata del femminicidio, che come concetto fa venire il vomito.
    Esiste l’OMICIDIO, perchè la violenza è contro l’essere umano, qualsiasi sesso abbia, il resto sono solo sciocchezze.
    Pensare di buttare soldi per questa cosa è patetico

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