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Da Frozen a Maleficent, Disney disintegra il mito del principe azzurro

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“Ditelo alle vostre amiche e anche alla mamma, che gli uomini giusti e buoni sono gli sfigati come me!”. I due bambini guardavano perplessi il papà, tutto infervorato all’uscita dal cinema dopo aver visto Frozen. Sei mesi dopo nel buio della sala alla prima di Maleficent rieccheggia un “Che bastardo!”. In un uno-due micidiale Disney manca in pensione il principe azzurro. Anzi lo condanna a vita. Perché se un uomo ti taglia le ali con l’inganno approfittando dei tuoi sentimenti per lui non ha possibilità di appello. Se poi lo fa per far carriera, non c’è perdono. Voilà la storia della strega cattiva di La Bella addormentata nel bosco viene rivoltata come un guanto e assume tutt’altro significato. La cattiva non è più cattiva (se non perché si è persa per dolore) e il buono non è più buono (per sempre). E la rivoluzione in Disney è compiuta pienamente con Maleficent, il film nelle sale in Italia dal 28 maggio.

ac1960_mpc_comp_v0095.1001_R3Anni e anni di critiche al maschilismo disneyano, fatto di principesse un po’ bollite in attesa del salvataggio di un cicisbeo azzurro, spazzati via in pochi mesi. La rivoluzione nell’azienda di Topolino era partita già qualche anno fa con Rapulzen prima e Brave dopo, ma erano ancora tentativi (forse anche un po’ goffi) di rappresentare un rapporto tra i sessi completamente mutato. La vera svolta è arrivata negli ultimi sei mesi con Frozen prima e Maleficent ora.

Il principe non è più l’eroe, la strega non è più la cattiva invidiosa, la protagonista femminile non è più dolce e inerme. Vi sembra poco? E’ stato fatto un ulteriore passo avanti nell’interpretare la forza al femminile: se in Rapulzen l’agilità e la forza dei capelli della protagonista le permettevano di combattere alla pari con un esercito e se in Brave la protagonista assume su di sè il ruolo del guerriero, nei nuovi film Disney le donne non hanno più bisogno dei canoni maschili per essere forti e combattive. Hanno una potenza diversa che viene dall’anima e dai sentimenti oltre che da una magia tutta loro. E’ vero in Frozen, dove Elsa ha il potere del ghiaccio e riesce a domarlo attraverso un percorso di consapevolezza e di maturazione dei sentimenti, e lo è in Maleficent, dove la maestosa Angelina Jolie impara come attraversare i dolori della vita non facendosi abbruttire ma recuperando la capacità di volare (in un misto di suggestioni che vanno dal Signore degli Anelli a X-Men).

eb2905_mpc_comp_v0061.1083_RI cattivi sono nell’uno e nell’altro caso gli uomini. In Frozen il bell’imbusto di buona famiglia che conquista l’ingenua Anna con l’inganno ed è poi disposto a uccidere lei e la sorella per diventare principe (libero da impegni matrimoniali). In Maleficent Stefano fa innamorare Malefica per poi approfittare dei suoi sentimenti, tagliarle le ali e portarle come trofeo al re per ottenere di succedergli al trono sposando la figlia (che naturalmente non ama per nulla). Le figure maschili positive, invece, sono solo vassalli o poco più, che non hanno alcun rapporto alla pari con le protagoniste. (In pratica gli “sfigati” di cui sopra!)

E l’amore vero? Quello che dovrebbe salvare Anna dal gelo della morte e Aurora dal sonno eterno? Certo ci provano, le donne, a cercare quel bacio salvifico. Ma, sorpresa!, non funziona. In Frozen è la disperazione di Elsa a salvare la sorella Anna. In Maleficent è l’amore di Malefica per Aurora (da lei cresciuta e protetta nei suoi sedici anni di vita) e il suo bacio sulla fronte a risvegliarla. L’amore vero, sembrano dire gli ultimi film Disney, è quello di cui sono capaci le donne, che sia amore fraterno o materno. E’ quello che dà e ridà la vita. E’ quello che salva, non il principe azzurro.

E a suggello di tutto c’è sia in Frozen sia in Maleficent la protagonista che sul finale sferra all’uomo impostore, bugiardo e (diciamolo) bastardo un bel destro (questa sì una cosa più maschile che femminile, ma chissà quante nell’immaginario hanno vissuto questa scena!).

Tutte soddisfatte, quindi? Forse no. Perché se nella vita hai incontrato il tuo Stefano e il tuo alter ego sul grande schermo si riprende le ali, rimpara a volare e lo manda a stendere, un po’ ti fa piacere. Ma poi ti guardi intorno e non vedi alternative, se non una vita tra donne (tranne qualche cicisbeo decorativo). E francamente non può essere consolante.

Va bene crescere le bambine (e i bambini) facendo vedere loro Mulan (altro film con eroina femminile) o Brave, ma anche Toy Story e Aladdin. Perché esistono sì i mascalzoni, ma anche uomini risolti, generosi e coerenti con cui poter camminare insieme che non vanno dipinti come “vassalli”. Lo dobbiamo alle nostre figlie e anche ai nostri figli.

Aspettiamo, allora, la fase 3 di Disney con un film dove i buoni (e i cattivi) siano sia uomini sia donne e dove finalmente gli eroi abbiano un rapporto di dialogo, confronto e condivisione.

 

P.s. Dimenticavo: il film è straordinariamente coinvolgente e Angelina Jolie superba!