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Rivoluzione alla direzione di Le Monde e del NYT

Due in un colpo solo. Le direttrici di giornale al mondo sono già rarissime e da ieri sono due in meno. Natalie Nougayrede ha lasciato la direzione di Le Monde e Jill Abramson ha lasciato il comando del New York Times. Due prime donne alla guida di due quotidiani storici, che hanno dovuto fare un passo indietro. Qualche giorno fa scrivevo di una ricerca sul fatto che le donne ceo vengano licenziate più frequentemente, anche perché spesso vengono da fuori rispetto all’azienda e vengono chiamate al comando in tempo di crisi, quando portare dei risultati è difficile. Le due giornaliste si sono forse trovate in una situazione simile.

Nougayrede, 46 anni, è arrivata a guidare il quotidiano francese un anno e mezzo fa, con i conti in rosso e la migrazione sul web da gestire. Una migrazione che prevedeva lo spostamento di 50 giornalisti all’online. E lavorando in un giornale posso immaginare le resistente che ci siano state. E la settimana scorsa lo scontro con la redazione è arrivata all’apice con le dimissioni di un gruppo di capiredattori. Poi i due vicedirettori vicini alla direttrice. Un team impossibile da sostituire e Nougayrede rimasta sola ha dovuto fae un passo indietro.

“La volontà di certi membri di Le Monde di ridurre drasticamente le funzioni del direttore è incompatibile, per me, con la possibilità di portare aventi la mia missione. Ciò indebolirà profondamente e a lungo termine la funzione. Gli attacchi diretti e personali nei confronti della direzione e del mio operato mi impediscono di portare avanti il piano di trasformazione concordato con gli azionisti e che necessita un ampio appoggio della redazione, nell’interesse del giornale” ha scritto la direttrice del quotidiano francese alla redazione per motivare la sua decisione. E la redazione ha ottenuto ciò che voleva. Un rallentamento del cambiamento. Ma quanto gioverà ai conti e al salvataggio dei posti di lavoro?

Addio a sorpresa, invece, quello di Jill Abramson. La prima donna direttrice in 160 anni di vita del giornale lascia dopo tre anni ai vertici del giornale. Anche in questo caso sembra che ci siano alla base della scelta contrasti con la redazione, che accuserebbe la direttrice di non aver saputo valorizzare con l’azienda i successi ottenuti nell’ultimo anno. Inoltre l’arrivo due anni fa di Mark Thompson dalla Bbc alla guida della società in qualità di presidente e ceo non sembra aver trovato in Abramson un’accoglienza positiva. Le dimissioni sono arrivate via mail ai giornalisti della redazione: “Ho amato il mio lavoro al new York Times. Ho lavorato con  migliori giornalisti del mondo” ha scritto la direttrice (60 anni). Il NYT ne approfitta per un nuovo primato e l’editore affida il giornale a Dean Baquet, primo direttore di colore.

Sia nel caso di Nougayrede sia nel caso di Abramson ci sono accuse di troppo decisionismo, di pugno di ferro, di mancanza di ascolto di voci diverse. Insomma, sono state descritte un po’ “bossy”. Sarà mica la vecchia storia che se fossero stati uomini sarebbero stati dei bravi “boss”? Perché non è che a guardarsi in giro ci sono tutti questi direttori di quotidiani a livello internazionale poco decisionisti o portati al consulto prima di prendere una decisione. I quotidiani, in fondo, sono fogli bianchi la mattina e devono andare in stampa la sera.