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L’Aquila un anno fa

L'Aquila

A lato della piazza, in un vicolo c’è un bar che ha messo i tavolini in mezzo alla via, lasciando il passaggio ai pedoni di qua e di là. L’ombra è garantita dai palazzi ai lati, la frescura dall’aria che dalla piazza risale nel vicolo. La ragazza che serve ai tavoli ha lunghi capelli neri raccolti in una coda , un viso tondo e un sorriso largo. Porta caffè e aperitivi dando del “tu” ai clienti, tranne ai forestieri. Con loro si sforza di rispolverare il lei, ma non sempre il trucco riesce. Manda le ordinazioni a memoria, poi con andatura lenta e cadenzata, rubata non si sa bene a chi, si avvia verso l’interno del locale.

La camiciaia là accanto si affaccia sulla porta a sbirciare il passaggio della piazza, l’artigiano di fronte si nasconde in un angolo dietro la vetrina a fumare una sigaretta. Passa un ragazzino con l’odore di pizza calda fra le braccia, seguito da un vecchio che borbotta al suo bastone come a un compagno di via.

Torna la ragazza con la coda, lascia bicchieri e piattini e lo scontrino sotto la bottiglia della naturale. Nel rettangolo di cielo oltre gli ombrelloni dei tavoli corrono nuvole bianche su un cielo azzurro scuro. “Anche oggi non piove” dice una voce roca di spalle. Il suono delle campane, dodici rintocchi è ora di tornare verso casa.

 

E' l'ultimo ricordo di L'Aquila che riesco a raccontarmi.