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La giornata di ieri a Bogotà raccontata da chi c’era

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Betancourt

Bogotà – “Mia moglie mi ha telefonato in ufficio per darmi la notizia. Eravamo in riunione ma abbiamo interrotto tutto per andare a vedere la televisione. Poco a poco la gente é arrivata e la notizia ha cominciato a fare il giro dell’edificio come l’acqua che trabocca da una pentola messa sul fuoco.

Eravamo in quattro nella sala vicino all’ufficio del presidente: due colombiani, un polacco e io. Abbiamo assistito all’annuncio del ministro della Difesa Santos, che ha generato un gran clamore nella sala dei giornalisti quando é stato fatto il nome di Ingrid.

Ho visto negli occhi dei Colombiani l’incredulitá di chi ormai era stato vinto dal tempo, anche se in fondo la loro speranza non era morta.

Siamo scesi al ristorante per festeggiare, mentre fuori le macchine continuavano a suonare il clason e i bambini a gridare “libertá”. Alle finistre dei palazzi sono cominciate ad apparire lenzuola stese.

Abbiamo poi aspettato con ansia le prime immagini degli ostaggi, mentre Uribe in tv inaugurava un ospedale nel centro di Bogotá. Sul suo volto, provato, si intravedeva il sorriso del successo ma anche la stanchezza di chi ha rischiato la sua carriera politica con un’operazione simile.

Poi è arrivato l’aereo, Ingrid é stata la prima a scendere la scaletta e gli occhi attorno a me si sono fatti sempre più lucidi. “É la fine di un incubo, un miracolo” abbiamo pensato in tanti.

Il presidente Uribe ha pregato in diretta tv perché i colombiani sono molto cattolici. Ed é stato emozionante vedere i telespettatori pregare con lui.

Questo 2 di Luglio verrá ricordato per sempre nella storia della Colombia e del Sudamerica. Ci sono però ancora 700 ostaggi nelle mani della FARC, domani ci sará una marcia per loro. Perché questo popolo nella sua semplicitá, non dimentica nessuno”.

Luca Gabella