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Storia di una ladra di libri, la nota stonata sul finale

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Una settimana fa sul treno c’era una ragazza con il libro “Storia di una ladra di libri”. Lo stava iniziando in quel momento. Quando siamo scese, dopo 50 pagine, mi ha detto che valeva la pena leggerlo. Per curiosità sono andata a vedere anche il film. Ben girato, affascinante e delicato…delicato soprattutto. Peccato il regista e tutta la produzione cada sul finale. 

Premetto, non rovino il finale a chi vuole andarlo a vedere. Nell’ultima sequenza, in una panoramica dei un appartamento al culmine dell’emozione del film fra vecchie foto ecco apparire in primo piano a tutto schermo un monitor della Apple con tanto di logo in primo piano. Perché? Per soldi naturalmente. Ma c’è modo e modo. Messo in secondo piano e sfumato il monitor sarebbe stato ugualmente riconoscibile e non sarebbe risultata una caduta di stile. E facendo una ricerca su internet ho scoperto di non essere l’unica ad essere stata infastidita dalla scelta.

Oscar
C’è modo e modo di fare pubblicità. Prendiamo l’esempio dell’ultima edizione degli Oscar. Samsung ha pagato 20 milioni di dollari per gli spot e per l’inserzione di suo prodotti nel programma. La presentatrice è riuscita a far passare la cosa nel modo più naturale e con il famoso Selfie ha fatto fare il botto allo sponsor con una foto che ha fatto il giro del mondo.

Poi c’è il metodo usato in The Voice, fra auto all’ingresso dei candidati e telefonini, gioielli e acqua a loro disposizione prima del provino il programma è uno spot continuo. Forse, però, l’efficacia della scelta non è scontata. I candidati non sono professionisti e i loro gesti negli spot-pseudo naturali sono assolutamente goffi e stonati. Al Grande Fratello, poi, ci hanno abituato da anni alle pubblicità, ma lì sono inserite nel contesto di vita giornaliera e sembrano forse più “normali”.

Sta di fatto che forse le produzioni dovrebbero chiedersi qual è il limite per non perdere di rispetto nei confronti dei telespettatori o degli spettatori. E le società dovrebbero gestire con più accuratezza i loro marchi, per evitare di aver l’’effetto opposto a quello voluto con pubblicità stonate e fuori luogo.