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Da dove arriva il mito del Principe azzurro?

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La settimana della festa della donna è dedicata a temi impegnati, lo so. Ma permettetemi di uscire dal ginepraio di statistiche, premi e iniziative varie con uno sfizio. Questo principe azzurro che aspettano tutte la bambine italiane da dove viene? Perché in fondo in Francia lo chiamano Prince Charmant, in Gran Bretagna Prince Charming, in Germania Märchenprinzen (Principe della fiaba, molto semplicemente) e in Brasile Principe Incantador . Noi l'azzurro dove l'abbiamo tirato fuori?

 

Non ci crederete ma anche in questo ci viene incontro l'esimia Accademia della Crusca, secondo la quale la questione se l'era già posta nel 1982 Paolo Zolli (n. 31: P. Zolli, Che il Principe Azzurro sia stato Vittorio Emanuele?, "Messaggero veneto", 22 settembre 1982), che aveva sottolineato come "non esistono attestazioni letterarie di questo sintagma prima del 1907, anno in cui Guido Gozzano pubblicò la sua prima raccolta poetica intitolata La Via del Rifugio, nella quale è inserita l'evocazione dell'Amica di Nonna Speranza, poesia fattasi poi famosa (è quella delle "buone cose di pessimo gusto") e che contiene a sua volta il verso:

 

Carlotta canta, Speranza suona. Dolce e fiorita

si schiude alla breve romanza di mille promesse la vita.

o musica, lieve sussurro! E già nell’ animo ascoso

d’ognuna sorride lo sposo promesso: il Principe Azzurro,

lo sposo dei sogni sognati… O margherite in collegio 45

sfogliate per sortilegio sui teneri versi del Prati!

 

Poco prima, nel 1904, c'era stato un film italiano con quel titolo. Poco dopo, ci racconta la Crusca, nel 1910, il commediografo Sabatino Lopez farà rappresentare un lavoro intitolato anch'esso Principe Azzurro. Per capire da dove derivasse si andò a scovare la fiaba romena Fat Frumos, ma in quel caso si parlava solo di un ragazzo bello, di azzurro non c'era proprio nulla. Si pensò anche al principe d'una leggenda indiana, "che si vede dipinto con la pelle di un bell'indaco, ma in cui non si spiega come costui sia entrato in italiano e non in inglese né in francese né in olandese né in tedesco, lingue che più della nostra, se non come la nostra, avevano contatti fruitivi con le culture e le civiltà dell'India".

D'altra parte nelle fiabe italiane, anche locali, questa definizione non esiste e non sembra rintracciabile in alcuna tradizione. Allora si è cercato negli archivi storici. L'azzurro era il colore tradizionale della casa di Savoia e azzurra era l'uniforme di bassa tenuta, con i gradi di generale di brigata, nella quale il principe di Napoli, Vittorio Emanuele, si presentò a Cettigne, per la prima visita ai futuri parenti e alla futura sposa (Elena del Montenegro che sposò nel 1896). E per fatalità erano azzurri anche i suoi occhi. Le ricerche svolte da Paolo Zolli, la prima menzione del principe di Napoli come “Principe Azzurro” sembra essere stata fatta da Giovanni Artieri (Il tempo della Regina, Roma, ed. Sestante 1950, p. 52): "La principessa “povera”, questa cenerentola montenegrina alla quale il destino serbava un Principe Azzurro, azzurro Savoja, commoveva". Lo stesso Artieri, più avanti (p. 159), a proposito del matrimonio del principe di Piemonte del 1930, riferisce che “I giornali stranieri chiamarono Umberto «Prince Charmant»”, come per sottolineare il fatto che essi ignoravano di certo l’esistenza del nostro sintagma di color Savoia.

In poche parole il Principe azzurro è un antenato della casa Savoia, di conseguenza l'unico erede in carica è Emanuele Filiberto di Savoia. Pensiamoci un attimo. Forse alle nostre figlie è meglio raccontare altre storie! Storie senza principi-salvatori e principesse-inermi in attesa.

La stessa Emma Marcegaglia, per esempio, ai tempi della sua presidenza in Confindustria aveva tenuto a sottolineare che tutti i guai delle donne nascono dal mito del principe azzurro: " il problema parte fin da piccoli con le favole che sono piene di streghe cattive e di oche come Biancaneve e Cenerentola che sognano e rincorrono il Principe azzurro". Marcegaglia suggeriva di far vedere alle bambine Mulan (dove in pratica è lei che salva lui combattendo l'esercito nemico). Da allora Disney ha prodotto anche Brave (la principessa che vuole autodeterminare il proprio destino) e Frozen (dove la figura dell'innamorato è marginale). Eppure nel merchandising le principesse (classiche) disneyane continuano a battere Guerre Stellari e tutti i super eroi della Marvel. Solo nel Nord America le principesse fatturano 1,5 miliardi di dollari l'anno e 3 miliardi a livello globale. Cenerentola, Biancaneve, belle, Jasmine, Ariel con i loro vestiti color pastello e i sorrisi smaglianti sopravanzano di gran lunga Chewbecca e company, che contano ricavi per 1,467 miliardi di dollari, secondo le classifiche Licensing Letter.

E quei numeri li facciamo noi genitori, non certo le nostre figlie!