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Ridursi gli stipendi in tempo di crisi? Inizino ministri e europarlamentari

Doris Leuthard

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Un’idea populista quella che ministri, parlamentari e senatori si autoriducano lo stipendio considerati i tempi di crisi. Stavolta però la proposta non viene da fuori il palazzo. La ministra svizzera dell'Economia, Doris Leuthard, ha annunciato alla stampa elvetica di essere pronta a rinunciare al 10% del proprio stipendio di fronte alla crisi. D’altra parte in finanza c’era già chi aveva fatto il “beau geste” di rinunciare a bonus milionari visti i chiari di luna dell’economia e i licenziamenti annunciati da banche e assicurazioni. La stessa ministra nell’intervista cita il caso dei manager del gruppo Georg Fisher, che si sono autoridotti la busta paga per combattere la crisi in cui versa la società stessa. Ma finora i politici avevano nicchiato.

 

Ora la Leuthard rompe le righe e si dice pronta ad un taglio del proprio stipendio del 10% in favore dei disoccupati e per dare un segnale ai quadri dirigenziali. Un salario da ministro si aggira sui 400.000 franchi (oltre 260mila euro), secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa svizzera Ats, quindi si tratterebbe di rinunciare a 26mila euro a conti fatti. La proposta arriva per altro nel giorno in cui sono stati diffusi i dati sulla disoccupazione in Svizzera: a fine maggio, per la prima volta dopo undici mesi, si è registrato un leggero miglioramento del tasso di disoccupazione dal 3,5% al 3,4% della popolazione attiva. Resta in fatto però che anche la Svizzera stia soffrendo la crisi: il numero dei  disoccupati è salito del 42% (circa 40.000 persone in più) in un anno, secondo i dati della Segreteria di stato dell'economia.

 

In Italia la Finanziaria 2007 aveva l’obiettivo di tagliare gli stipendi del 30% ai ministri. Peccato poi fosse stato aggiunto nel comma 575 la parola <parlamentari>. In sostanza erano stati ridotti del 30% solo le remunerazioni dei ministri che erano al contempo anche parlamentari: vale a dire 32 su 100 con un risparmio di mezzo milione l’anno al posto di 1,7 milioni. Allora si parlava di 44.221 euro lordi l’anno per un ministro parlamentare, 63.173 euro per un ministro e 56.854 euro per un sottosegretario.

 

Consoliamoci con lo stipendio unico in arrivo da luglio per gli europarlamentari appena neoeletti: 6mila euro, circa la metà dell’attuale compenso degli europarlamentari italiani. I veterani hanno però ancora una deroga per due legislazioni. Possono scegliere, cioè, se passare ad essere dipendenti dell’Ue per 6mila euro o restare dipendenti dello stato italiano per il doppio della cifra. Per l’Italia non si tratta di una questione da poco: il risparmio complessivo sarebbe di 5 milioni di euro l’anno.