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Un caffè con Simona Paravani

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Simona Paravani ha l’aspetto di una bambola di porcellana con lunghi ricci neri e il temperamento di un marines. Se la incontri in un bar o te la presenta un amico ad una festa non immagini che sia una delle donne più giovani ad aver raggiunto una posizione di responsabilità in un gruppo bancario internazionale (uno di quelli attualmente non in crisi, il che vuol dire che è anche fortunata oltre che brava). Non è tutta economia e finanza, come si potrebbe credere. Si è tolta lo sfizio di scrivere un romanzo breve (Parentesi cubana) e se la cercate in una discoteca sicuramente è la più scatenata in mezzo alla pista. Il suo cruccio: dopo aver lasciato l’Italia da tempo immemore, non si capacita di non essere utile al proprio Paese.

“Out of the Boot ha raccontato diverse storie di cervelli in fuga, storie che hanno molto in comune con la mia storia personale e quella di tanti altri Italiani che  lavorano all’estero; le ragioni per cui si va via sono note e stranote: mancanza di lavoro in Italia, remunerazione migliore all’estero, un’infrastruttura burocratica e caotica etc etc. E’ relativamente facile trovare ragioni per lamentarsi ed esempi di cose che non vanno nel sistema Italia; tuttavia, credo che sia importante spostare il dibattito su una dimensione più costruttiva, in altre parole, cosa concretamente può fare la classe politica e dirigente del Paese per far rientrare i cervelli.

Sul sito www.cervelliinfuga.com, ho lanciato un sondaggio molto informale sul tema "cosa ci farebbe tornare". Benché l’idea di una proposta di matrimonio da parte d’Antonio Rossi, il nostro portabandiera alle Olimpiadi di Pechino, ha sicuramente ricevuto molti consensi come una valida ragione per il rientro da parte dei cervelli di sesso femminile, il tema di gran lunga più critico è la possibilità di lavorare con persone che si stima e rispetta poiché nel complesso mondo odierno il successo non dipende soltanto dall’individuo per quanto lui o lei possano essere dei fuoriclasse, ma è sempre più un gioco di squadra!

La creazione di poli d’eccellenza che attraggano il talento Italiano ed estero è quindi un ingrediente essenziale di una politica vincente per il rientro dei cervelli; tale piano prevede indubbiamente una cultura dell’innovazione ed adeguati investimenti. E l’Italia ha dimostrato una fantastica capacità di creare poli d’eccellenza in settori quali la moda, le macchine da corsa , il calcio e la pallavolo: perché quindi non replicare il modello in settori come la ricerca scientifica, la "energia pulita"?!

C’è  sicuramente tanta attenzione sul tema dei cervelli in fuga, ma non va per questo dimenticato che nel nostro Paese rimane tantissimo talento che non attende altro che la possibilità di emergere e contribuire al futuro del Paese. Cosa mi farebbe tornare? Forse proprio vedere  nella vita pubblica italiana (politica, pubblica amministrazione etc) emergere  sempre di più volti nuovi, giovani con curriculum di tutti rispetto”.