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Smartphone, tablet e profilo (vero) Linkedin per Barbie imprenditrice

BArbie
Infermiera nel 1961, pilota nel 1990, presidentessa degli Stati Uniti nel 2000. In tutto 150 professioni in 55 anni di vita. D’altra parte il suo motto è: “If you can dream it, you can be it”. E quest’estate Barbie cambia nuovamente carriera e debutta come imprenditrice completa di accessori: smartphone, tablet e profile su Linkedin. Reale! Non ci credete? Provate a guardare qui!

Barbie si presenta con poche righe: “Ho iniziato nel 199 a ispirare le ragazze a sognare in grande. Da allora ho avuto più di 150 carriere, ma la mia vera vocazione resta quella di incoraggiare le generazioni di ragazze a non mettere limiti alle loro ambizioni”. E la bambola più famosa al mondo non è nuova a certe iniziative. Già nel 2010 aveva intrapreso la carriera di programmatrice di computer, dimenticando completamente il motto del 1992 che recitava: Math class is tough.”. Ora la nuova sfida: essere un’imprenditrice ma soprattutto un role model per le giovani. Questo l’obiettivo del profilo su Linkedin, dove Barbie si rende disponibile a elargire consigli e raccontare esperienze che servano di ispirazione. “My new business is “Dream Incubator” where I act as a consultant, helping girls around the world play out their imagination, try on different careers, and explore the world around them. Our company tagline is “If you Can Dream It, You Can Be it!” scrive Barbie e nei suoi post scende nel concreto: “My best career tip? Get a mentor! I’ve asked a group of inspirational women – successful entrepreneurs – to share their best business secrets”. Così come supporta iniziative a favour, ad esempio, delle ragazze nelle carriere informatiche: Girls who code. A leader in inspiring girls to pursue STEM based careers and transforming the messages we send to girls about technology Reshma Saujani is the founder of Girls Who Code. She believes that “You Can’t be, what you can’t see”.

Naturalmente la trovata è più di marketing che di impatto reale. D’altra parte l’età media su linkedin non scende sotto i 25 anni (In Italia solo il 15% degli scritti è sotto i 24 anni), ci si crea un profilo dopo l’università per iniziare a cercare lavoro e la Barbie a quel punto non è più un role model. Tanto è vero che i followers (4.248) della bambola sono over 40 e (udite udite) in maggioranza sono uomini!

Eppure ancora una volta Barbie ci costringe a un paio di riflessioni. Questa bionda platino dagli occhioni azzurri, che non rinuncia al vestito rosa shokking e ai gioielli appariscenti, può essere davvero ambasciatrice di nuove frontiere per le giovani? Forse sì. O forse può essere ambasciatrice delle donne presso gli uomini. L’altro giorno ero a pranzo con un manager che parlando di una validissima manager donna impegnata sui temi di diversity ha osservato come gli ricordasse (per i modi assertivi e la determinazione) rivendicazioni femministe di decenni fa. Al contrario gli stessi temi presentati da una professionista più “morbida” nei toni gli sembravano più accettabili. Perché in questo secondo caso la donna restava nello stereotipo (non bossy) che gli uomini si attendono. E Barbie bossy non è con i suoi colori, il suo sorriso e le scarpe con il tacco.

La seconda riflessione è che ci stiamo concentrando tanto sullo stimolare le ragazze a affrontare temi e materie ritenute più “maschili”. Come a completare la loro formazione con hard e soft skills più da uomo, in modo che abbiano due gambe su cui camminare. Allo stesso tempo, però, non stiamo stimolando i ragazzi a sviluppare hard e soft skills ritenute più femminili. Non è che in un prossimo futuro senza Gormiti empatici e Batman accudenti avremo una generazione di uomini “zoppi”?

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