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Tra 70 anni le donne guadagneranno quanto gli uomini in Europa (Report Ue)

70Coraggio, nel 2084 le donne guadagneranno quanto gli uomini. Io naturalmente non ho speranze di raggiungere questo traguardo e a conti fatti neanche mia figlia (unenne) se non sulla soglia della pensione (se ancora ci sarà una pensione). Fortunata, quindi, sarà mia nipote. Sempre che sia in quella percentuale di europee che riesce a trovare lavoro. Qualche speranza, però, potrebbe averla visto che fra 30 anni l’occupazione femminile dovrebbe raggiungere il 75%. Le stime emergono dal rapporto Gender equality presentato oggi dalla Commissione Europea. Tranquilli, però, per avere una rappresentanza politica egualitaria (cioè almeno il 40%) nei Parlamenti degli Stati membri saranno necessari solo 20 anni.

Occupazione UeQualcosa, comunque, si sta muovendo a cominciare dall’aumento dell’occupazione femminile salita nel 2013 al 63% dal 58% del 2002. Nel quinquennio 2007-2013 un ammontare di 3,2 miliardi di euro sono stati spesi come fondi strutturali per la cura dei minori e la promozione della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, con un significativo effetto leva, commenta la Commissione.

Sul fronte del gender pay gap resta ancora molto da fare, invece: il dato è di una differenza salariale media attorno al 16,4%. In questo caso la Commissione Europea si è mossa per aumentare la conoscenza del problema creando anche la giornata europea della parità salariale e monitorando l’applicazione della legislazione a riguardo. Non manca, poi, la raccomandazione agli Stati membri di aumentare la trasparenza a riguardo.

donne nei board Ue
Sullo sfondare il tetto di cristallo per una volta l’Italia ha da insegnare all’Europa dove resta ancora solo una proposta la direttiva per avere una quota del 40% del genere meno rappresentato nei board entro il 2020. In Europa la presenza femminile nei cda sta comunque continuando ad aumentare grazie a quei Paesi, che come l’Italia, hanno già approvato una norma sulle quote. La percentuale è quindi passata dall’11% del 2010 al 17,8% di inizio 2014. Un tasso di crescita quattro volte più alto di quello registrato tra 2003 e 2010.

Altri due campi di azione per la Commissione sono la lotta alla violenza contro le donne (con campagne di sensibilizzazione e progetti con le Ong, e l’incremento di strutture per la cura di bambini sotto i sei anni (che oggi coprono il 30% della popolazione di quell’età contro il 26% del 2007. Naturalmente in Italia viaggiamo sotto il 14%!).

 

Gender pay gapCerto che le sfide restano alte. A incominciare dalla differenza salariale per le laureate (il 60% degli studenti che finisce il corso di studi è donna), che si aggira attorno al 16% ma che arriva ad essere poi il 39% prima della pensione rendendo le donne “sole” una categoria economicamente vulnerabile. Più di un terzo di madri single hanno problemi economici in Europa.

Resta, poi, l’annoso problema della disparità di suddivisione dei lavori di cura, a carico delle donne per 26 ore alla settimana (io oserei dire anche qualche cosa di più!) contro le 9 ore degli uomini.

Se poi oltre al lavoro di cura le donne si dedicano anche alla carriera, non è che hanno grandi soddisfazioni in più. In Europa contano ancora solo il 17,8% dei board, come si è detto, e uno scarsissimo 2,8% dei ceo. Non che scegliendo la carriera politica sia poi molto più facile: la percentuale fra parlamentari e ministri è al 27% (e in questo l’Italia ha dato una mano alla media europea, non c’è che dire).

Insomma, la strada per la parità è ancora lunga e certo anche un po’ tortuosa, ma trova in Viviane Reding, vicepresidente e commissario alla giustizia Ue, un campione. O meglio, una campionessa. “Per noi europei la parità di genere non è un optional, non è un lusso, è un imperativo. Possiamo essere fieri di ciò che l’Europa ha raggiunto negli ultimi anni. La parità di genere non è un sogno lontano ma è progressivamente sempre più una realtà. Sono convinta che insieme possiamo chiudere i gap ancora esistenti in tema di salario, occupazione e posizioni di vertice” ha dichiarato presentando il rapporto. E per una volta l’Italia è rientrata fra le migliori della classe: “Negli Stati membri dove sono state introdotte leggi nazionali sulla parità di genere nei cda, si notano i progressi più grandi. La Francia è la più forte. L’Italia ha fatto progressi molto forti, ed ha una legge sulle quote rosa, che introduce le quote” ha osservato Reding.

Allora avanti tutta. Che il job act sia un’occasione per il governo di Matteo Renzi perché l’Italia in occasione del report del 2014 sia citata nuovamente come esempio positivo, magari in tema di donne ai vertici delle istituzioni e degli organismi eletti, di chiusura del differenziale salariale e di occupazione femminile. Perché 70 anni sono troppi. Ma anche 30!