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Le proposte sul tavolo della ministra Madia

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La ministra alla Semplificazione e alla Pubblica amministrazione, Marianna Madia, sta lavorando alla presentazione del proprio piano di lavoro. Proprio per questo Rete Armida, rete delle alte professionalità femminili della pubblica amministrazione, l'ha incontrata ieri con l'obiettivo di mettere sul suo tavolo proproste concrete su misure che impattano sull’organizzazione del lavoro nel suo complesso, con l’obiettivo di sterilizzare forme di discriminazione implicite fondate sull’attuale maggiore carico di lavoro di conciliazione gravante sulle donne. Le proposte si dividono in "soft law", quelle cioè che non richiedono modifiche del quadro legislativo vigente, ma atti amministrativi e/o politiche attive (accordi sindacali etc.) e, riflettendo una visione più moderna di work/life balance, mirano a rimuovere ostacoli “culturali” ovvero “organizzativi” alla valorizzazione delle donne nella pubblica amministrazione; e proposte "hard law", interventi più articolati e di maggiore impatto.

 

Nel primo caso Rete armida propone che la ministra promuova, d’intesa con il responsabile politico delle Pari Opportunità (nel caso venga nel frattempo individuato), un accordo con i sindacati rappresentativi del pubblico impiego sulle azioni a sostegno della conciliazione lavoro/famiglia, sulla promozione delle pari opportunità e del diversity management nel pubblico impiego, che eventualmente preveda anche la costituzione di un tavolo tecnico misto per la definizione specifica delle corrispondenti misure (esistono alcuni precedenti per il lavoro privato). Nel dettaglio le10 misure suggerite riguardano: flessibilità temporale; flessibilità spaziale; riunioni di lavoro (che non dovrebbero cominciare prima delle 9 e dopo le 17); chiusura sedi di lavoro (alle ore 18.30 e non alle 20 come attualmente avviene); supporto, formazione e aggiornamento online durante il congedo di maternità o parentale; trasparenza sulla percentuale di donne nel management pubblico; selezione dei dirigenti apicali e generali individuando preventivamente i criteri di scelta; servizi di conciliazione dai voucher alle sinergie logistiche tra enti, dalla realizzazione di strutture di supporto genitoriale a servizi di accreditamento di puericultrici e babysitter; standard family audit; formazione interna sui temi di diversity; corsi di formazione negli orari ordinari di lavoro.

Sul fronte delle misure di "hard law", invece, Rete Armida suggerisce che si intervenga su un ampliamento dei termini dei congedi parentali, che si istituisca la possibilità del part-time in gravidanza e la possibilità di usufruire delle ferie ad ore, che si modifichino i termini del part time nella pubblica amministrazione in modo da facilitare la conciliazione lavoro-famiglia.

Nell'incontro la ministra ha ascoltato con interesse le proposte e potrebbe farne sue alcune nelle prossime strategie di intervento. Ma quante sono le donne nel management della pubblica amministrazione e che peso possono avere? secondo i dati aggregati della dirigenza generale e apicale della Presidenza del Consiglio e dei Ministeri  su un totale di 360 dirigenti generali, le donne sono 138 (il 38%), mentre delle 44 posizioni dirigenziali apicali 13 sono ricoperte da donne (il 30%), registrando un incremento rispetto alla percentuale del 2012 (le donne dirigenti generali si attestavano intorno al 36 % e le donne della dirigenza apicale intorno al 23%). Nel dettaglio, la percentuale di donne nei ruoli apicali rimane bassa in molti ministeri ed è donna soltanto un segretario generale (massima posizione amministrativa apicale), presso il ministero dei Beni Culturali. Al contrario, ci si avvicina significativamente alla soglia del 40% di donne in ruoli apicali alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e si raggiunge la soglia di parità del 50% al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nel 2013, poi, ha continuato a crescere la presenza di donne nell’ambito del personale civile del ministero della Difesa (per quanto riguarda le posizioni apicali) e del ministero della Giustizia (dove gli apicali donna raggiungono il 33%). Ancora più confortanti infine i dati relativi alla dirigenza generale del ministero dell’Interno, che superano il 50 % e quelli della dirigenza apicale, attorno al 63% (non sono stati rilevati, però i dati del dipartimento di pubblica sicurezza).

 La presenza femminile nella dirigenza generale delle Agenzie varia dalla percentuale del 19% nell’Agenzia del Demanio a quella del 10% nell’Agenzia delle Entrate, di recente accorpata con l’Agenzia del Territorio. Inoltre, per quanto riguarda la dirigenza apicale, la donna Direttore dell’Agenzia del territorio, in seguito all’accorpamento, è passata al ruolo di Vice. Negli enti di ricerca vigilati dal MIUR sono stati presi in considerazione i Presidenti, i Consiglieri di amministrazione, i Direttori generali e il Collegio dei Revisori. In nessuno dei 12 enti esaminati il Presidente o il Direttore generale è una donna. C’è un unico Vicepresidente donna (presso l’Istituto Nazionale di Alta Matematica) e anche nei Consigli di Amministrazione le donne sono pochissime (8 in tutto), mentre la componente femminile è maggiormente presente nei Collegi dei Revisori (presso l’Istituto Nazionale di Astrofisica una donna è presidente del Collegio dei Revisori) e leggermente in aumento rispetto al 2012 (22 donne nei Collegi dei Revisori rispetto alle 20 rilevate nel precedente rapporto).

Questo solo per dare qualche numero. Per completare il quadro bisognerebbe aggiungere i numeri della magistratura, del corpo diplomatico, delle assemblee parlamentari, della Banca d'Italia, delle authority e delle commissioni indipendenti, dell'università e delle nomine governative, raccolti nel rapporto presentato da rete Armida lo scorso 13 gennaio.

  • COSIMO |

    Assumere i vincitori di concorso comparto Ministeri. No assunzioni mirate. Grazie

  • Monica |

    Caro Franco, queste sono le proposte di Rete Armida, che se accolta faranno parte di un pacchetto ben piu’ di ampio respiro naturalmente. Aspettiamo di vedere quali saranno le proposte della ministra.

  • Franco |

    Nella azienda dove lavoro io il Managment ha gia’ la sensibilita’ giusta ed applica da tempo tutto questo. Ma un Ministro deve occuparsi di queste cose di “piccolo cabotaggio”? Denigravamo tanto Brunetta per i torelli simil stadio da calcio ma, cambiano Governi e Ministri e siamo allo stesso livello. Credo che un Ministro dovrebbe, dico dovrebbe, avere una visione di assieme del Ministero che occupa e dare indicazioni generali di ampio respiro sulla impostazione. In particolare sulla PA e sul fatto di renderla pro-attiva ci sarebbe tanto da fare anche con uan diversa organizzazione del lavoro, orai sportelli, occuparsi della PMI che sono il 90% del tessuto industriale del Paese…. etc…. Non bastano le faccine di gradimento per cambiare le cose o spostare le riunioni ci vogliono scelte politiche di diverso tipo. Roba da matti!

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