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Le donne ingegnere arrivano a quota 100mila in Italia

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“Una congiura contro le donne? Siamo perfettamente d’accordo”. E’ questo è il commento del presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni), Armando Zambrano, e  della consigliera Cni, Ania Lopez, alle parole di Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale. Il commento è stato fatto in occasione dell’evento “Ingenio al Femminile”, che il Consiglio nazionale degli ingegneri dedica, come ogni anno, al ruolo e al valore del lavoro della donna nelle professioni tecniche.

“Il Fmi calcola una perdita di pil pari al 15% in Italia a colpa della discriminazione delle donne – ha detto la consigliera Lopez – e noi, come dimostriamo con i dati della nostra ricerca che presentiamo oggi, abbiamo più volte puntato il dito contro il gap salariale delle nostre professioniste rispetto ai loro colleghi uomini. Una differenza che arriva anche a 200 euro”. Una differenza di 200 euro non è poi molto. Il problema è che sempre più spesso il gap salariale è molto più ampio di qualche centinaio di euro. Che poi la differenza sommata per un’intera vita lavorativa equivale all’acquisto di un appartamento, era stato calcolato qualche anno fa. E non solo. Le donne vengono “discriminate” già in entrata. Anche se non è possibile fare ricerche che siano discriminanti per genere, le aziende continuano a dare indicazioni alle società di selezione del personale e agli head hunter perché vengano presentati candidati maschi.

Certo gli interventi di Lagarde e di altre donne, che hanno raggiunto vertici di carriera importanti, possono fungere da sprone per cambiare la cultura. Sono convinta, però, che sarebbe necessaria una maggiore consapevolezza dal basso per poter essere più determinate e per poter far valere i propri diritti con garbo e merito.

Anche se, tenere le donne lontane dal mondo del lavoro e non incentivare e proteggere la loro occupazione fa male a tutta la società e ormai il concetto sembra quasi banale nella sua formulazione. E proprio per questo sarebbe importante un impegno a tutti i livelli.  “Dovremmo capire – ha detto il presidente Zambrano, ad esempio – che avere più lavoratrici, dipendenti e libere professioniste, madri e non, significa avere più possibilità di crescita, di sviluppo e progresso”. E se a dirlo è un uomo vale doppio.

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In occasione della giornata Ingenio al femminile sono stati diffusi anche i dati della presenza femminile fra gli ingegneri. Le donne ingegnere sono passate da quota 40 mila del 2004 alle centomila del 2014 con un incremento del 65%, rappresentando il 15% dei laureati in ingegneria, ma si fa ancora poco per rafforzarne la presenza e la partecipazione. Per promuovere la presenza delle professioniste, è stato osservato durante i lavori, sarebbe necessario sostenere le donne negli ambienti universitari, incentivare politiche aziendali che si concilino con i tempi familiari e impegno contro le discriminazioni di genere, incluse quelle salariali.

 

  • Alessandro il turco |

    Articolo buono a metà, si perde nella seconda parte. Il gap salariale in se è un falso problema, il vero problema è il “dominio” maschile nel mondo del lavoro per penuria di donne ingegnere. Su più di 10 Ing maschi laureati della mia annata di liceo solo 1 donna ha tentato finendo a lettere dopo 9 mesi. Se conto quante son finite a scienze della comunicazione, lettere, lingue e legge perdo il conto.
    Le poche che ce la fanno poi purtroppo preferiscono ruoli poveri di specializzazione quali marketing, customer support etc pure qua in UK.
    C è da dire che almeno qui c’è una fortissima spinta a spiegare e incentivare le materie STEM dalle primarie specie avendo come target proprio le bambine. Tutte le altre iniziative sono perdite di tempo secondo me. Aumentate le ingegnere e aumenteranno i loro stipendi facendo calare il maschilismo di tale mondo, facendo innamorare della tecnica le bambine sapendo che essa è neutra.

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