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Intel investe 300 milioni $ in diversity e non è la sola

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Non è certo una novità nel settore. Nell’ottobre scorso, ad esempio, era stata Microsoft a rendere nota la composizione della loro forza lavoro e a lanciare investimenti e un sito per la diversity e l’inclusione. Ora è la volta di Intel, che mette sul piatto 300 milioni di dollari per puntare a una maggiore diversificazione, non solo di genere. D’altra parte solo un quarto dei dipendenti è donna e solo il 12% sono ispanici o afroamericani. Da qui al 2020, quindi, l’impegno sarà di assumere e trattenere in azienda un numero maggiore di talenti che non siano “maschi caucasici”. Intel è solo l’ultima di una serie di aziende che hanno reso noti dati interni e la fotografica è quasi sempre la stessa.

Google è stata fra le prime a comunicare al mercato che solo il 30% dei dipendenti è donna, mentre nella composizione etnia il 61% sono bianchi, il 30% asiatici e solo il 3% ispanici e il 2% di colore.

Facebook, nel giugno 2014, ha comunicato una percentuale di donne al 31%, che sale al 47% per le divisioni “non-tech”. Nello spaccato tech per etnia prevalgono ancora i “bianchi” (50%) seguiti però a ruota dagli asiatici (41%), mentre gli ispanici restano al 3%.

Twitter, in luglio, ha annunciato una presenza femminile fra i dipendenti al 30%, che arriva al 50% nei lavori “non tech” ma scende al 10% nelle divisioni tech. Nello spaccato per etnia il 59% sono “bianchi”, il 29% asiatici, il 3% ispanici e il 2% di colore.

Apple a livello di genere ha la stessa composizione di Google. La percentuale femminile, però, si abbassa quando si guarda solo alle divisioni tech, dove arriva al 20%. Anche in questo caso prevale l’etnia “bianca”, seguita dagli asiatici (15%), dagli ispanici (11%) e dagli afroamericani (7%).

Yahoo, nonostante l’ad donna dal 2012 (Marissa Mayer), ha una presenza femminile superiore alla media ma pur sempre non verso la parità (37%). Prevalgono, invece, le donne nelle divisioni “non tech”. Per etnia il 50% è “bianco”, 39% asiatico, 4% ispanico, 2% di solore.

LinkedIn, che occupa 5.400 persone a livello globale, vanta una delle percentuali di donne più alte con il suo 39%. Il livello si abbassa al 17% nei lavori “tech”. Prevalenza, comunque, di “bianchi” (53%) e asiatici (38%). Questi ultimi, però, sono nettamente più numerosi negli uffici tech (60%) contro il 34% di “bianchi”.

Pandora, le donne sono vicine alla parità (49,2%), ma nei lavori tech lo strapotere è ancora maschile con l’82%. I bianchi, poi, arrivano al 70,9%, mentre gli asiatici si fermano al 12,3% e gli ispanici al 5,7%.

Pinterest conta il 40% di donne, che scende al 20% nei lavori “tech” e sale al 66% nel business. Il 50%, poi, sono “bianchi, il 42% asiatici e il 2% ispanici.

eBay a livello mondiale ha una presenza femminile al 42%, ma negli uffici “tech” scende al 24%. Negli Usa, poi, il 61% è “bianco” il 245 asiatico, il 7% di colore e il 5% ispanico. Nei lavori tech gli asiatici raggiungono il 55% contro il 40% dei “bianchi”.

HP nel 2013 contava 317.500 dipendenti al mondo di cui il 32,5% era donna, Qui la percentuale di Bianchi è preponderante con il 71,5%, gli asiatici si fermano al 14,22%, al 6,9% le persone di colore e al 6,06% gli ispanici.

Non mi sembra però trascurabile la composizione della popolazione statunitense. Se le donne rappresentano il 50% circa della popolazione, a livello di etnie le percentuali riflettono, grosso modo, la fotografia delle società tech, tranne in una sottorappresentanza degli afroamericani, mentre gli asiatici sono sovrarappresentati rispetto alla presenza negli States. Secondo le stime ufficiali del 2013 il 77% della popolazione è bianca (compreso, tuttavia, anche un 16% di ispanici o latinoamericani di origine europea o prevalentemente europea, ovvero i ”white hispanic”), il 12,9% nera o afroamericana, il 4,6% asiatica, e solo l’1% di origine amerindia.

Se è corretto, quindi, puntare sulla diversity, d’altra parte, però, forse non bisogna neanche forzare rispetto alla composizione del Paese. Resta, comunque, il fatto che il settore sta impegnando sempre più risorse per la diversificazione. E questo crea nuove opportunità per le nuove generazioni.

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