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Scuola di diplomazia per straniere, ma le italiane fra gli ambasciatori restano mosche bianche

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Venti giovani donne leader alla “Women in Diplomacy Winter School” della Farnesina. Arrivano dal Nord Africa e dal Medio Oriente e da domani per una settimana frequenteranno corsi di formazione multidisciplinari. Si tratta della seconda edizione, dopo il successo dello scorso anno:  la scuola, organizzata dal Ministero degli Esteri e dalla SIOI, in collaborazione con l’ISPI, è la più importante iniziativa di scambi giovanili promossa dalla Farnesina per l'anno in corso.

Le partecipanti, tutte sotto i 35 anni, sono state selezionate sulla base delle loro doti di leadership e del loro comprovato impegno in ambito politico, nella pubblica amministrazione, nelle Ong, nei media e nel settore privato. I Paesi/territori di provenienza sono: Egitto, Iraq, Israele, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Marocco, Oman, Palestina, Tunisia, Turchia e Yemen.

L'obiettivo dell'iniziativa è quello di contribuire a formare la prossima generazione di leader femminili, in linea con gli obiettivi fissati dalla Conferenza internazionale "Women in Diplomacy" tenutasi al MAE nel luglio 2012 e sul modello del progetto dell'ex Segretario di Stato Clinton "Donne nel servizio pubblico".

La WID School sarà aperta al Ministero degli Affari Esteri il 3 marzo 2014 dal Segretario Generale, Ambasciatore Michele Valensise, e vedrà, tra gli altri, la partecipazione di Marta Dassù, Direttore di Aspenia; Franco Frattini, Presidente della SIOI; Vlora Çitaku, Ministro dell’Integrazione europea del Kosovo; Henryka Mościcka-Dendys, Sottosegretario di Stato del Ministro degli Esteri della Polonia; e Moushira Khattab, ex Ministro della Famiglia e della Popolazione dell’Egitto.

Iniziativa certamente lodevole, ma qual è la rappresentanza femminile nella diplomazia italiana? Nel 2010 Claudio Gatti sul Sole24Ore aveva fatto il punto della situazione in un articolo dal titolo "Il ristretto club degli ambasciatori rosa". Questa la situazione che aveva fotografato:

 "La Farnesina ha infatti oggi solo nove donne a capo di una sede permanente all'estero. Su un totale di 132 missioni. La percentuale femminile scende ulteriormente se si prende in considerazione chi ha il grado formale di ambasciatore e non semplicemente la funzione di capo di una missione permanente (e in quanto tale è accreditato come ambasciatore nel paese che lo ospita): su un totale di 31, c'è una sola donna. Merita di essere menzionata: è Laura Mirachian, rappresentante permanente presso le organizzazioni internazionali a Ginevra".

Cos'è cambiato in questi tre anni? Nel febbraio 2012 nelle nuove nomine ad ambasciatore una su quattro è donna: Carla Zuppetti, 58 anni, da quattro Direttore Generale per gli Italiani all' Estero, dove ha messo a frutto la sua esperienza maturata anche in sedi prestigiose come Parigi e Ginevra.

In quell'occasione fonti del Ministero degli Esteri fecero notare che fra gli obiettivi strategici della Farnesina è stata inserita l'attuazione di una politica propulsiva delle pari opportunità, con obiettivi numerici chiari per una maggiore presenza delle donne negli incarichi di maggiore responsabilita' all'interno dell'Amministrazione e nella rete diplomatico-consolare. In questa prospettiva, l'obiettivo fissato era quello di un incremento minimo degli incarichi di responsabilità di struttura per le donne pari al 4-5% nell'arco di un biennio.

Nel dicembre 2013 i capi missione italiani si sono riuniti a Roma: su 127 le donne erano solo 13, questa la lista:

1.Federica Favi, in Georgia

2.Paola Amadei, in Oman

3.Laura Carpini, in Ghana

4.Teresa Castaldo, in Argentina

5.Emanuela D'Alessandro, in Croazia

6.Tosca Barucco, in El Salvador

7. Antonella La Francesca Cavallari, in Paraguay

8.Barbara Bregato, a San Marino

9.Rossella Franchini Sherifis, in Slovenia

10.Elena Basile, in Svezia

11.Maria Assunta Accili, in Ungheria

12.Vincenza Lomonaco, all'Unesco

13.Mariangela Zappia, capo della delegazione Ue a Ginevra

 Il ministro Giulio Terzi e dopo di lui la ministra Emma Bonino si erano impegnati in prima persona per far crescere la presenza femminile nel corpo diplomatico italiano. L'augurio è che la nuova ministra, Federica Mogherini, raccolga il testimone e se possibile acceleri in questa direzione.